Il sassofonista contralto Henry W. “Boots” Mussulli (1915-1924) ha suonato con le orchestre di Mal Hallet e Teddy Powell, per poi formare una propria band che è stata attiva per sette o otto anni. Dopo l’esperienza durante la Seconda guerra mondiale con la band di Gene Krupa, nel ’44 è entrato in quella di Stan Kenton e nel ’50, lavorando con Charlie Ventura, ha integrato nel suo stile l’influenza di Charlie Parker. Diventato uno dei solisti di spicco della scena jazz di Boston, nel ’54 ha inciso brani originali e standard con uno swing naturale, dimostrandosi altrettanto abile nelle tonalità piacevolmente gutturali del sax baritono. In quelle sessioni è affiancato dal pianista Ray Santisi, dal bassista Jack Carter e dal batterista Peter Littman, mentre nella successiva sessione newyorchese, con Santisi erano presenti il bassista Max Bennett e il batterista Shelly Manne. Nel ’56 ha registrato poi con la pianista Toshiko Akiyoshi, il battista Wyatt Reuther e il batterista Edmund Thigpen. “Little Man” propone queste sue esperienze in quartetto.